Una migrazione Webflow, in entrata o in uscita, è un progetto di sviluppo. L'export del codice porta con sé solo HTML, CSS e JavaScript statici: i contenuti del CMS restano fuori, i moduli smettono di inviare dati, la ricerca interna e l'ecommerce non funzionano più. Le collection si esportano a parte in CSV, da reimportare a mano. Nel 2026 la domanda è tornata urgente perché il repricing di maggio ha eliminato i piani CMS e Business e ridotto la banda inclusa.

La responsabile marketing di un'azienda B2B da 45 milioni di fatturato apre la mail di rinnovo a luglio 2026. Il piano Business su cui gira il sito non esiste più. Il rinnovo passa al nuovo piano Premium, e con il traffico attuale servirà anche un pacchetto banda aggiuntivo. È il momento di rifare i conti tra restare e ottimizzare o spostarsi altrove.

Valutate le due direzioni con gli stessi dati. Cosa è cambiato nel listino 2026, cosa vi portate via dall'export, quanto lavoro serve per rifare il resto, e la checklist per non bruciare il posizionamento organico.

Key Takeaways

• Dal 13 maggio 2026 Webflow ha sostituito i piani CMS e Business con il piano Premium, 25$ al mese con fatturazione annuale. Più elementi CMS inclusi (20.000), ma banda ridotta a 50 GB contro i 100 GB del vecchio Business. I siti esistenti transitano al primo rinnovo dal 29 giugno 2026.

• L'export del codice è parziale per progetto: HTML, CSS, JavaScript e asset statici sì; contenuti CMS, moduli, ricerca interna, ecommerce e aree riservate no. Le collection escono solo come file CSV.

• Migrare verso Webflow conviene quando il collo di bottiglia è l'autonomia del marketing; migrare via conviene quando servono backend su misura e integrazioni profonde con il gestionale.

• Una migrazione senza perdita di traffico si regge su tre pilastri: mappa dei redirect 301 uno a uno, parità di title, meta e dati strutturati, monitoraggio in Search Console per 90 giorni.

• Se il sito ha più di tre o quattro anni, migrare a parità di design è spesso l'occasione sprecata: il momento giusto per migrare è anche il momento giusto per ripensarlo.

Cosa è cambiato nel 2026: il nuovo listino Webflow

Il 13 maggio 2026 Webflow ha riorganizzato i piani per i siti. I due piani storici su cui girava la maggior parte dei progetti aziendali, CMS e Business, sono stati sostituiti da un piano unico, Premium.

• Prezzo con fatturazione annuale: 25$ al mese

• Prezzo con fatturazione mensile: 39$ al mese

• Elementi CMS inclusi: 20.000

• Collection: 40

• Pagine statiche: 300

• Banda inclusa: 50 GB

• Banda aggiuntiva: pacchetti da 20$ al mese per 50 GB

Gli elementi CMS inclusi salgono in modo netto: il vecchio piano CMS ne prevedeva 2.000, il Premium ne prevede 20.000. Webflow ha eliminato i pacchetti aggiuntivi per gli elementi CMS, perché a quella soglia non servono più. La banda invece scende: il vecchio piano Business ne includeva 100 GB, il Premium ne include 50.

Il repricing sposta il conto in due direzioni diverse. Per un sito con molti contenuti e traffico moderato il conto scende, anche parecchio. Per un sito ad alto traffico che stava comodo dentro i 100 GB del Business, il conto sale, perché servono pacchetti aggiuntivi.

Le date di transizione sono tre. I nuovi acquisti seguono il nuovo listino dal 13 maggio 2026. I siti esistenti passano al primo rinnovo o alla prima modifica fatturabile a partire dal 29 giugno 2026. I siti gestiti dentro workspace Freelancer e Agency seguono dal 16 novembre 2026.

Nota pratica

Prima di qualsiasi valutazione strategica, fate un'operazione da dieci minuti: aprite la dashboard, verificate il consumo di banda degli ultimi dodici mesi e la data di rinnovo del vostro piano. Con quei due dati sapete se il repricing per voi è un risparmio o un aumento. Molti decidono di migrare per una sensazione di rincaro che i numeri poi non confermano. Il listino aggiornato è pubblicato su webflow.com/pricing.

Migrare verso Webflow: quando conviene

Chi entra in Webflow arriva quasi sempre da WordPress, e per la stessa ragione: il team marketing non riesce a pubblicare in autonomia.

Ha senso quando il collo di bottiglia è organizzativo prima che tecnico. Il marketing vuole modificare una pagina senza aprire un ticket. La manutenzione dei plugin è diventata un lavoro a sé. Il sito è lento e isolare quale plugin lo rallenti richiede un audit dedicato. In questi casi Webflow risolve un problema reale, e lo risolve bene: l'editor visuale è maturo e le animazioni sono di livello alto senza scrivere JavaScript.

Vi conviene sapere anche cosa costa entrare, perché i preventivi quasi mai lo includono. I contenuti WordPress vanno rimappati sulle collection Webflow, che hanno una struttura diversa. Le funzionalità che su WordPress erano plugin (moduli complessi, aree riservate, ricerca avanzata, ecommerce) vanno ricostruite o sostituite con servizi esterni. È una ricostruzione con gli stessi contenuti.

Il confronto completo tra WordPress, Webflow o stack su misura, con i criteri per scegliere in base alla dimensione aziendale, è nella guida al restyling.

Migrare via da Webflow: i segnali che è il momento

Webflow non «diventa cattivo» a un certo punto: siete voi che portate il progetto oltre il perimetro in cui Webflow è eccellente. Cinque segnali concreti.

Il tetto degli elementi CMS. Il piano Premium include 20.000 elementi e 40 collection. Sono numeri generosi per un sito editoriale, stretti per un catalogo prodotti o un database di schede: oltre quella soglia resta solo il piano Enterprise, a preventivo. Lo incontrate dopo il lancio, quando il catalogo si riempie, ed è oggi uno dei motivi di uscita più documentati.

Servono integrazioni profonde con i sistemi aziendali. Quando il sito deve leggere e scrivere su gestionale, CRM o ERP in tempo reale, arrivate in fretta al limite di una piattaforma chiusa. Inviare un modulo a un servizio di automazione è un lavoro diverso.

Serve logica di business sul server. Aree riservate con permessi articolati, calcoli personalizzati, flussi di approvazione e prezzi dinamici richiedono un backend vostro.

I costi a scala non tornano più. Banda oltre soglia, funzionalità multilingua, postazioni aggiuntive nel workspace: sono voci che crescono con il business e che a un certo volume superano il costo di un'infrastruttura propria.

Volete la proprietà piena. Non solo del design, ma del sistema: dati, codice, ambiente di esecuzione. È una scelta strategica, non tecnica.

Per progetti di questo tipo la destinazione tipica è uno sviluppo su stack Next.js e Payload CMS. Il marketing mantiene l'autonomia editoriale, e sotto c'è un backend che potete estendere senza aspettare la roadmap di una piattaforma.

Cosa vi portate via da Webflow, e cosa no

È la sezione che determina il costo reale della migrazione. Webflow permette l'export del codice, ma l'export ha un perimetro preciso.

• HTML, CSS, JavaScript: Esportati, funzionanti

• Immagini e asset statici: Esportati

• Contenuti delle collection CMS: Non inclusi nel codice: le collection list risultano vuote e le pagine template non generano le pagine dei singoli elementi

• Moduli di contatto: Esportati graficamente, ma non inviano dati: dipendono dal backend Webflow

• Ricerca interna al sito: Non funziona: dipende dall'indicizzazione lato Webflow

• Ecommerce: Non funziona: cataloghi, carrello e checkout dipendono dalla piattaforma

• Aree riservate e account utente: Non inclusi

• Pagine localizzate: Non incluse

I contenuti del CMS si esportano a parte, in formato CSV, una collection alla volta dal pannello CMS. È un export utile ma grezzo: i riferimenti tra collection e i collegamenti agli asset vanno rimappati sulla piattaforma di destinazione, a mano o con uno script.

Scrivetelo nel preventivo: il codice esportato è un punto di partenza per il design, non un sito funzionante. Se un preventivo tratta la migrazione come un export e un caricamento, chiedete chi ricostruisce le collection e chi rimappa i riferimenti tra di esse.

La checklist SEO per una migrazione senza perdita di traffico

Vale identica nelle due direzioni. È la parte del progetto che non compare nel mockup e che decide se il traffico organico regge.

1. Inventario completo delle URL. Non solo la sitemap: una scansione del sito più l'esportazione delle pagine da Search Console, per intercettare anche le URL che ricevono traffico ma non sono linkate da nessuna parte.

2. Mappa dei redirect 301 uno a uno. Ogni vecchia URL punta alla nuova pagina equivalente, non tutte quante alla home. Il redirect di massa verso la home costa più traffico di qualsiasi altro errore di migrazione.

3. Parità di elementi on-page. Title, meta description, H1 e dati strutturati vanno trasferiti, non riscritti durante la migrazione. Se volete riscriverli, fatelo dopo, come intervento separato e misurabile.

4. Parità di prestazioni. Misurate i Core Web Vitals prima e dopo. Se dopo la migrazione LCP e INP peggiorano, avete pagato per un sito più lento.

5. Nuova sitemap e invio in Search Console. Con richiesta di scansione delle pagine principali.

6. Monitoraggio per 90 giorni. Confronto query per query e pagina per pagina rispetto al periodo precedente. Un assestamento nelle prime settimane è fisiologico. Un calo che non recupera dopo un mese ha una causa precisa, quasi sempre nella mappa dei redirect.

La documentazione ufficiale di riferimento è la guida di Google ai trasferimenti di sito con cambio di URL: è il documento contro cui validare il piano prima di eseguirlo.

Cosa determina il costo di una migrazione Webflow

Il costo di una migrazione Webflow dipende da quattro variabili, e la piattaforma di partenza non è tra queste. Misuratele voi prima di chiedere un preventivo: sono le stesse quattro domande che vi farà chiunque vi risponda sul serio.

Quante pagine e quante collection. Contate le pagine statiche, le collection e gli elementi dentro ognuna. Un sito vetrina da otto pagine e un sito con quattro collection e ottocento elementi non sono lo stesso progetto. Il numero che guida il preventivo è quello degli elementi CMS, più di quello delle pagine di design.

Quante funzionalità vanno ricostruite. Moduli, ricerca, aree riservate, ecommerce: ognuna è un pezzo di lavoro a sé, come mostra l'elenco di cosa si esporta qui sopra. Contatele una per una e fatevi dare un tempo per ciascuna, invece di un totale unico.

Se migrate a parità di design o ridisegnate. Replicare un design esistente su una tecnologia diversa è più laborioso di quanto sembri, e conviene deciderlo prima di partire.

Quanti contenuti vanno rimappati a mano. Contate i campi per elemento, i riferimenti tra collection e le immagini da riassociare: è la voce che scala peggio, e quella che i preventivi sottostimano più spesso.

Se il sito ha più di tre o quattro anni, migrarlo identico è uno spreco. State pagando il lavoro più noioso, replicare qualcosa di datato, per ottenere lo stesso sito su un'altra infrastruttura. Durante una migrazione il costo marginale di ripensare il progetto è al minimo, perché tutto va comunque rifatto. È la stessa logica per cui il restyling non esiste come intervento isolato.

Quando NON conviene migrare

In una buona parte dei casi la conclusione corretta è restare.

Se il motivo della migrazione è solo il fastidio per il nuovo listino, e il sito funziona, il conto non torna. Sul solo canone parlate di qualche centinaio di dollari l'anno: 25$ al mese per il piano Premium, 20$ al mese per ogni pacchetto banda aggiuntivo. Una migrazione costa molti multipli di quella cifra. Se il sito è recente e il design regge, e i limiti che sentite sono di contenuto, la mossa giusta è ottimizzare. Ripulite le collection inutilizzate, comprimete gli asset per ridurre il consumo di banda, rivedete il piano.

La migrazione ha senso quando c'è un limite strutturale: integrazioni impossibili, backend necessario, proprietà del sistema, o costi che crescono con il business più velocemente del valore che generano.

Cosa fare adesso

Prima di impegnarvi in una migrazione Webflow, in qualsiasi direzione, tre azioni eseguibili questa settimana.

1. Verificate la data di transizione del vostro piano e il consumo di banda degli ultimi dodici mesi. Sono i due numeri che dicono se il repricing vi tocca in aumento o in risparmio.

2. Esportate l'inventario di URL e collection. Serve comunque, in qualunque scenario, e vi dice la dimensione reale del progetto.

3. Calcolate il costo Webflow dei prossimi dodici mesi con il nuovo listino, pacchetti banda inclusi. Poi confrontatelo con quello che state spendendo oggi, non con quello che immaginate di spendere.

Lavoriamo su entrambi i lati della migrazione: siamo partner certificati Webflow e costruiamo anche su stack proprietario Next.js e Payload CMS. Un esempio in produzione è il progetto Enermed, dove la parte visuale complessa convive con un'infrastruttura su misura. Non abbiamo quindi un interesse strutturale a spingervi in una direzione: se Webflow è la piattaforma giusta per voi ci lavoriamo, se l'avete superata vi diciamo dove andare. Se dai conti esce che è il momento di muoversi, parliamone con l'inventario in mano. E ve lo diciamo anche quando la risposta giusta è restare dove siete.